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Contributi di critica
da "Italia centrale", 8 aprile 1995
Il cammino verso l'Europa
di Cesare Baldini Salvatore D'Addario, pittore-scultore:
opera a Camerano, davanti al Cònero che strapiomba
sull'Adriatico, è famoso in Italia ed in Europa. Motivo:
la sua pittura è essenziale e misteriosa, basterebbe,
emblematico, il dipinto in tecnica mista "Vicino Ancona
sud", in cui il rapporto materia colore assume una forma
per entrare nella interiorità, o, per similitudine,
una tecnica mista su legno, "Casello Ancona nord".
Negli anni preduemila, la sua pittura è, a nostro giudizio,
una sorta di vaticinio, o messaggio, o, se si vuole, un cifrato
per entrare attraverso la porta di un'era che sta per spalancarsi
dinanzi ad un'umanità attonita e di corsa fra lo spietato
quotidiano.
Gli artisti sono, se autentici, premonitori. In questo leggiamo
la sintesi espressiva di Salvatore D'Addario, il quale da
una linea trae la sua dimensione, o, se si vuole, la sua identità,
attraverso uno stile esclusivo che lo ha subito imposto all'attenzione
di grandi pittori e critici quali Remo Brindisi, Edgardo Mannucci,
Elverio Maurizi, Enrico Crispolti, Mariano Apa.
Ma, per la verità, è da quasi vent'anni che
lo seguiamo e così riscontriamo in questa personalità
creativa «l'urgenza del rilievo – come dice Salvatore
D'Addario –, una esigenza sempre molto forte in me,
tanto che la pittura si è trasformata spesso in scultura».
E se volessimo passare dal segreto della sua pittura alla
scultura, ecco aprirsi un mondo nuovissimo da dove emergono
forme metalliche che sono "paesaggio", "simbolo",
"casa", "piega", "senza titolo",
"convesso", "architettura" etc.
È come se una nascosta trigonometria umana vada a finire
nelle sue creazioni, tanto da rispecchiare sia la complessità
che la diversità dei viventi, in uno, comunque, a verità
nette o a ragioni di vita o a istinti lucidi: le sculture
di Salvatore D'Addario, infatti, ci suggeriscono queste rivoluzioni
d'idee trasformate in acciaio, o forme temperamentali uscite
dal taglio di un acutissimo fabbro artista, quasi a voler
scavare quanto esista in noi.
Salvatore D'Addario, nella sua verità di pittore e
scultore vive un dato interiore risolvendo il fatto creativo
attraverso linee forme e rilievi, o, se si vuole, dando alla
materia un linguaggio preciso. Shelley scrive: «Diede
all'uomo il linguaggio ed il linguaggio creò il pensiero
che è il metro dell'universo». Un metro, appunto,
è il dipanare un mondo fantastico ed insieme misurato,
il mondo che appartiene all'uomo e che Salvatore D'Addario,
con un gioco di preveggenze, indica nella sua arte. Una scultura
"senza titolo 1990", ci fa leggere, in una lastra
a rilievi, il fumo, la ciminiera, l'iniziazione, lo spazio.
Ci sono simboli e frequenze, o onde, nel magnetismo scultoreo
di Salvatore D'Addario, insieme alla percezione di una matericità
fino ad oggi insostituibile per l'uomo, che ne fa la sua storia
ed il suo avvenire. Anche nello spazio l'uomo, per viaggiare,
deve avere la sua materia. Non è stato ancora possibile
scomporlo in onde luce.
Forse ci arriveremo, ma intanto, l'artista Salvatore D'Addario
fa strada alla coscienza avvenire di un uomo che sta scavalcando
un'epoca per entrare di diritto in un'altra dove lo soccorrerà
ancora 1'immaginazione delle linee e della materia. Una pittura
ed una scultura, in Salvatore D'Addario, corrispondenti a
coefficienti di intensa interiorità, anche enigmatica,
ma proprio per questo più affascinante e colma di un
mistero che ci appartiene, che fa parte del nostro universale
e del nostro vivere in un pianeta che chiama l'ignoto.
Salvatore D'Addario, un artista marchigiano di grande spessore
in viaggio verso la grande Europa della migliore cultura e
tradizione.
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