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Dal catalogo della mostra patrocinata
a Jesì dalla Regione Marche – 23-31 maggio 1992

di Dario Evola

Di complesso percorso bisogna parlare per l'opera di Salvatore D'Addario, come Candelaresi marchigiano e anche egli profondamente radicato nell'esperienza estetica della pagina lirica licignana da cui apprende qualità compositiva e valori cromatici che evocano anche il Tamburi più parigino. Ma sono soprattutto Mannucci e Fazzini i «migliori fabbri» dell'arte plastica e armonica di D'Addario – esperienza condivisa anche da Candelaresi – specie nel suo ultimo periodo di ricerca tridimensionale. Osservando i quadri del primo periodo, quelli in cui l'impronta liciniana è più presente, si nota come dalla superificie bidimensionale tendano a scaturire vettori di una forza nascosta orientati al di là della superficie, ma è questo un sottilissimo gioco di demarcazione cromatica, un accenno di cornice che imprime tensione cinetica alla composizione, aiutata da presenze coloristiche che riprendono Licini-Tamuburi. Segni alfabetici a volte campeggiano al centro visivo del quadro, ma tendono a fuggire dalla bidimensione.
Evocatività allusiva del segno, come ha giustamente rilevato Crispolti a proposito di questa fase della ricerca pittorica di D' Addario, ma che tuttavia sente insufficienza della pagina e la sente in modo tormentato.
L'artista sembra essere giunto alla convinzione che stiamo attraversando «l'età della ghisa», l'età del ferro, e si orienta verso una materia costruttiva e plastica che si ispira alle lamiere, ai segni autostradali, alla costruzione volumetrica di materiale industriale «pesante»; perviene a questa fase attrezzato della cultura costruttivista da Malevic a Tatlin, del gusto compositivo di Pannaggi e della ritmicità di Melotti, così come, nel trattare la materia specificatamente pittorica delle tele elaborate, per un periodo, attinge a Fontana e Burri. Ma è nelle costruzioni in ferro, nelle saldature di lamiere pesanti, grigie, apparentemente «fredde» che D'Addario surriscalda il linguaggio dell'arte portando una corrente di pensiero critico verso il presente e di ripensamento forte nei confronti del fare artistico.

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