Contributi di critica
Guido Montana, Roma, giugno 1984
Quella di Salvatore D'Addario è una pittura al limite
del segno grafico e dell'oggettualità, tra segno-colore
e dimensione plastica. Si tratta di un artista che ha indubbiamente
subito il fascino dell'indeterminazione, così peculiare
nelle ricerche di questi ultimi vent'anni, del tutto disinibite
all'uso eclettico del contesto di superficie e degli stessi
strumenti pittorici.
L'artista traccia segni elementari adeguandoli a uno spazio
strutturale, in cui sono presenti elementi di equilibrio segnico,
valenze cromatiche, spessori materici e via dicendo. Potremmo
parlare di un iter grafico e plastico coagulato in tracce
e riquadri, che assumono visivamente l'illusione di una topografia
ridotta ad uso dell'idea estetica. Non c'è simbologia
evidente, né ridondanza pittorica, ma piuttosto un
rapporto plastico con la superficie del quadro che è
al limite della dissacrazione. Si ha la sensazione, infatti,
che D'Addario introduca elementi ludici e "distratti"
per interrompere il possibile rigore della superficie; come
se a un certo punto mettesse in parentesi la tentazione della
gratuita bellezza del fare pittorico, l'ordine compiuto e
il dato esemplare del processo segnico.
Mi pare, questo, un motivo di meditazione per ricostruire
una modalità diversa della ricerca astratta, alla quale
viene associato il carattere oggettuale e concreto del segno
e della struttura. Il segno dunque come spessore, rilevanza
plastica, come proposta promiscua e alternativa dei possibili
accadimenti semiotici. Vi è d'altre parte un evidente
attenzione alle nozione storica dadaista, quale attribuzione
segnica semplice ed elementare dell'immagine pittorica astratta.
Questo lo dispone facilmente all'uso della tecnica mista,
in cui gli elementi di contrasto e di accentuazione materica
assumono il carattere di voluta tensione formale.
Nell'ambito della ricerca segnica l'opera di quest'artista
si presenta come un sicuro richiamo ai valori di superficie;
evita le antinomie pseudo-storiche, le suggestioni dell'iconografia
ripetitiva, ponendosi in un'area di aggregazione e di opportunità
creative della struttura dei segni. Ed è questo, mi
pare, il senso della ricerca per un artista che operi in direzione
di concreti e fruibili valori visivi.
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