Contributi di critica
da "Cultura", 2-8 giugno 1982
Salvatore D'Addario, la lirica dello
spazio
di Leo Strozzieri Ampie e ricorrenti stesure
di spazi, uno sforzo indefesso di cancellare risse, inquietudini,
allarmi, un silenzio recettivo di spermatozoi vaganti come
stelle cadenti, increduli per tanta attènzione: coincidenza
di semina e speranza, atto e potenza, tempo ed eternità
per la letizia di un artista che ha sempre odiato la verbosità
e la retorica, amante com'è della meditazione del singolo
su se stesso. D'Addario torna agli alfabeti puri, carichi
di indefinite possibilità, saturi di recondite polivalenze;
è l'ispezione su un mondo inconsunto, primordiale da
incanto genesiaco ove la vita è una fioritura di razionalità
candida, candidissima. Non per nulla spesso il suo linguaggio
è veicolato dalla geometria, sacramento dell'ottimismo
secondo cui infinite monadi cooperano all'armonia del tutto.
La vitalità dei segni di D'Addario è itinerante,
fatta di palpitazioni, relazioni, di monologio-proslogio,
coincidenze e adesioni, trasmissioni e ascolto, mimesi di
archetipi eterni per una salda eticità che coincide
con l'esternarsi del messaggio.
Ingredienti sottili, eppure ieratici; entità minimali,
eppure solenni; isolati neumi che però suggeriscono
una sinfonia cosmica: la grafia che si fa musica in uno sforzo
incessante per rendere anarchiche e cosmopolite le arti, che
uscendo dallo specifico amplificano entusiasticamente il proprio
splendore. I disegni di questo valente artista operante in
Ancona, ma di origine molisana, sono pagine liriche di intensa
espressività, realizzati ma non compiuti, poiché
esigono l'intervento del fruitore che posto sotto stato di
intensa emozione vede dischiudersi infiniti mondi, theatrum
sempre attivo e cattivante per un caleidoscopio di radiazioni,
minime e rarefatte, ma anche corali e tumultuose.
D'Addario o la lirica dello spazio. Spazio fatto di ricchezze,
di logoi, di energia, di bassorilievi grafici, di fonemi formulati
talora con tendenze lineari ed anche spiraliformi con una
eleganza estetica e perfino sensuale.
Le equazioni spaziali permettono sia una lettura lirica, che
onirica. Infatti la vita usuale è ben diversa da quella
proposta dall'artista, sicché è giusto concludere
che non di effettiva liberazione dall'abisso si tratta, ma
di sogno nostalgico-profetico che si consuma entro i confini
della coscienza, cui presiede privilegiato l'occhio interiore.
Questo sogno lirico è frutto d'un carattere trasparente,
intemerato, nutrito di intensa spiritualità: la planimetria
dei suoi disegni è planimetria del suo spirito da cui
emergono dolcissime favole che si concretizzano in un clima
aurorale ed incorrotto. Parrebbe che D'Addario con gli itinerari
interiori abbia perso di vista la dimensione comunitaria,
sociale dell'arte. Ma non è così, perché
l'esaltazione d'un'esistenza en plein aire interviene positivamente
coe modello nella costruzione di un mondo migliore. Del resto
crocianamente è bene che l'artista non si lasci corrodere
e corrompere da dirette giaciture sociali che raffredderebbero
la vibrazione poetica dell'opera.
Una parola a parte merita la signatura cromatica di questi
disegni, che l'artista espone alla galleria Falcniere di Ancona,
una delle più attente a recepire le modificazioni che
si susseguono nel campo delle arti visive, sparse e tenui
segnalazioni di colore pronte a ricostruire una purezza di
luce che nel tumultuare della sfrenatezza informale era stata
assorbita da oscurissimi vortici, private della trasparenza
umanistica, di poetiche memorie, di primizia dello spirito.
D'Addario recupera ed inserisce nell'alba dei suoi fogli queste
scie luminose e musicali, trepidanti e acrobatiche, dislocate
sotto forme cromatiche con estrema cura e sapienza compositiva:
epifania della formatività e del segno e del colore
esorcizzato nei suoi inserti puramente materiali.
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